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Risorse gratuite per l'Orientamento

Risorse per l'orientamentoL'Associazione Pratika da quasi 10 anni si occupa di orientamento sia dal punto di vista formativo che da quello di ricerca, studio e pratica nei contesti scolastici e di educazione degli adulti. Dal 1997 cominciano le sperimentazioni sull'Orientamento Narrativo in collaborazione con l'Amministrazione Provinciale di Arezzo, nel 1999 escono i primi articoli che definiscono la metodologia e nel 2005 ISFOL lo riconosce come "buona pratica". Ogni anno Pratika organizza il convegno Le Storie siamo noi. Attualmente l'Orientamento Narrativo è riconosciuto come una delle metodologie più interessanti ed efficaci. ATTENZIONE: alcuni articoli sono visualizzabili interamente soltanto dagli utenti registrati

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# Titolo articolo Visite
1 Introduzione all'Orientamento Narrativo 423
2 Un nuovo orientamento: nuovi orientatori 261
3 Alcune riflessioni sui corsi per orientatori 247
4 Orientamento, narrazione e competenze 275
5 Alcuni equivoci sul significato di orientamento 253
6 Come affrontare un colloquio di lavoro 1510
7 LIBRO: Per un orientamento narrativo 5145
8 STRUMENTI: Il curriculum vitae narrativo 2286
9 STRUMENTI: Il portafoglio delle competenze 3188
10 STRUMENTI: Il Bilancio di Competenze 3885
11 NORMATIVA: DPR 12 luglio 2000, n.257 - Regolamento di attuazione dell'art. 68 della legge 17 maggio 1999, n.144, concernente l'obbligo di frequenza di attivita' formative fino al diciottesiomo anno di eta'. 1047
12 NORMATIVA: Decreto legislativo 21 Aprile 2000, n.181 - Disposizioni per agevolare l'incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144 936
13 NORMATIVA: Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 21 novembre 2008 - "Integrare maggiormente l'orientamento permanente nelle strategie di apprendimento permanente" 993
14 NORMATIVA: Legge 28 marzo 2003, n.53 Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale. 943
15 NORMATIVA: Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 941
16 NORMATIVA: Decreto Ministeriale 487/97 - Direttiva sull'orientamento delle studentesse e degli studenti 2495
17 VIDEO: Che cos'è l'orientamento narrativo 3208
18 VIDEO: Orientamento narrativo - lezione 1 2067
19 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 01 3348
20 VIDEO: Orientamento narrativo - lezione 2 1781
21 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 03 - Inizio del colloquio 2272
22 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 04 - Comunicazione 2146
23 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 05 - Efficacia/Getione 2030
24 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 06 - Terminare 1734
25 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 07 - Rapporto esperto/cliente 1606
26 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 08 - Tempi, risultati, compiti 1800
27 VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 02 - Accoglienza 2261
28 Racconti, storie e narrazioni di Paolo Jedlowski 2621
29 Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l'arco della vita 2657
30 Il consulente di orientamento: una professionalità alta per un nuovo orientamento 2376
31 TEORIE: L'orientamento narrativo in sintesi 5419
32 Storientando: metafore, apprendimento cooperativo e trasformativo (Le Storie siamo noi '09) 2597
33 Riscrivere la dispersione (Le Storie siamo noi '09) 2056
34 Percorso di orientamento narrativo “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” (Le Storie siamo noi '09) 2557
35 STRUMENTI: Bibliografia sull'orientamento aggiornata al 16 marzo 2009 (Le Storie siamo noi 2009) 2430
36 Dentro la foto di Giusi Montalbano e Angelo Del Cimmuto (Le Storie siamo noi '07) 3336
37 Pensare il futuro di Rita Porcelli e Giusi Montalbano (Le Storie siamo noi '07) 2746
38 Percorsi nella scuola primaria e dell'infanzia di Simona Borghini e Fabio Sciarretta (Le Storie siamo noi '07) 4597
39 Gli adulti e gli anziani di Paola Brunello e Erica Archinucci (Le Storie siamo noi '07) 2747
40 Orientare nella scuola superiore di Simone Cini (Le Storie siamo noi '07) 2478
41 Orientare nella scuola secondaria di I grado di Fabio P. Corti (Le Storie siamo noi '07) 2436
42 Percorsi di Orientamento Narrativo: laboratori di buone pratiche di Simone Giusti (Le Storie siamo noi '07) 3704
43 Posizionamenti narrativi e costruzione del sé di Giuseppe Mantovani e Altri (Le Storie siamo noi '07) 3897
44 Raccontare, dialogare. Per un orientamento narrativo nella stagione dell’incertezza di Brunetto Salvarani (Le Storie siamo noi '07) 3695
45 Il panorama dell’orientamento: variazioni e prospettive di Anna Grimaldi (Le Storie siamo noi '07) 2052
46 Narrazione e orientamento di Federico Batini (Le Storie siamo noi '07) 3357
47 Identità, narrazione e orientamento di Bruno Rossi (Le Storie siamo noi '07) 2927
48 Il medio della narrazione di Gabriele Frasca (Le Storie siamo noi '07) 2451
49 STRUMENTI: La valutazione e la certificazione delle competenze 6297
50 Introduzione all'Orientamento Narrativo 2176
51 Comunità e persone 1861
52 Una ricerca: Ti racconto perché studio di Isabella Loiodice (Le Storie siamo noi '07) 3695
53 Come le narrazioni trasformano il pensiero di Andrea Smorti (Le Storie siamo noi '07) 6732
54 Esperienza, narrazione e vita quotidiana di Paolo Jedlowsky (Le Storie siamo noi '07) 5001
55 TEORIE: L'Orientamento narrativo 6370
56 TEORIE: La filosofia dell'Orientamento narrativo 4013
57 STRUMENTI: Bibliografia sull'orientamento 5860

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

di Michela Alviani

La partecipazione alla società ha inizio nel momento in cui il bambino viene al mondo, e si scopre capace di influenzare gli eventi con il pianto e con i gesti. Il grado e la natura di tale influenza variano in relazione alla cultura o alla particolarità della famiglia in cui egli viene a trovarsi.

Dunque, partecipare fin da piccoli si può, basta trovare la strategia e gli strumenti appropriati per coinvolgere e stimolare i bambini. Chiaramente va posta attenzione a non attribuire loro il ruolo di adulti, rendendoli partecipi di troppe iniziative che magari non sono alla loro portata. (Lorenzo,1998; Rossi, 2005)

I bambini hanno una peculiare attitudine alla ricerca e alla progettualità, mostrano sensibilità ai bisogni dei più deboli e dei diversi, sono dei suggeritori continui di interessi. Inoltre, possiedono una naturale capacità di coinvolgere altre fasce di età ed altre categorie sociali, fungendo da catalizzatori nei processi partecipativi.

Assumere come punto di partenza lo sguardo, il pensiero, la parola, il gesto di un bambino, avvicinarsi al suo linguaggio verbale, visivo e corporeo, possono rendere alcune situazioni molto più semplici di come appaiono all'occhio adulto.

È meraviglioso osservare come coloro che sono considerati minori, in quanto ad età, siano capaci di mettere in difficoltà i grandi con la loro essenzialità di linguaggio, meravigliandosi, inoltre, per l'incapacità degli adulti di agire, di pensare alle piccole cose e di risolvere i problemi tramite azioni semplici.

È dunque importante quanto mai necessario assicurare il diritto di partecipazione dei bambini a tutte le questioni che riguardano la loro vita, nel gioco come nello studio, in famiglia come nella società. Ma questo può essere garantito dalle Agenzie educative che del bambino si occupano sin dalla primissima infanzia. Deve essere programmato un percorso di crescita che miri all'autodeterminazione del bambino, un processo mirato a rendere capace il soggetto di esercitare influenze sulla propria vita, di compiere scelte, di accogliere il punto di vista altrui e di saper trovare soluzioni pratiche ed immediate a situazioni problematiche. (Batini, Capecchi, 2005)

La partecipazione dei bambini alla vita sociale e scolastica può avvenire a vari livelli e si può manifestare in molteplici forme. Roger Hart, esperto internazionale dei diritti dell'infanzia e della partecipazione, nel 1991 ha elaborato una Scala che misura il grado in cui i bambini vengono coinvolti dagli adulti.

I livelli della Scala della Partecipazione sono otto, raggruppati in due aree, quella della Partecipazione e quella della Non-partecipazione. I primi tre livelli rappresentano forme illusorie di coinvolgimento e riguardano quelle situazioni in cui gli adulti utilizzano i bambini per un proprio tornaconto, per rafforzare un'idea o per fungere da simboli durante incontri pubblici. Entrando, invece, nel merito dei modelli di partecipazione vera e propria, si passa a quelle situazioni in cui i bambini sono investiti di un ruolo all'interno di un progetto, vengono consultati, possono partecipare alla condivisione degli obiettivi e alle decisioni operative del progetto stesso. Il più alto livello di partecipazione si raggiunge quando i progetti sono pensati e gestiti dai giovani i quali coinvolgono gli adulti, dando vita ad un ribaltamento di ruoli. (Hart, 1992)

Riferimenti:

Batini, F., Capecchi, G. (a cura di, 2005), Strumenti di partecipazione. Metodi, giochi e attività per l'empowerment individuale e lo sviluppo locale, Eickson, Trento.

Hart R., (1992), Children's participation. From tokenism to citizenship, Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innoce nti, Firenze.

Lorenzo R., (1998), La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, Eleuthera, Milano.

Rossi F., (2005), Di chi è la scuola? La partecipazione responsabile dei bambini, Carocci Faber, Roma.

michelalviani@gmail.com

 

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